Sant'Ottone, Servazio e lo sparviere

Da ArianoPedia.

Merita però fra tutti special considerazione il meraviglioso avvenimento, che nelle due ultime lezioni dell'Officio vien riferito.

Portandosi alla caccia un soldato del Conte Giordano per nome Servazio, aveva seco un ben ammaestrato sparviere, e scioltolo al volo a ghermir gli augelli, questo, a nulla meno intento, andò dritto a poggiarsi su la Cella di S. Ottone.

Indispettitone Servazio lo richiamava all'usato mestiere, ma vedendolo indocile alla sua voce, inerpicandosi per la parete della cella, vi saltò sul tetto per ripigliarlo.

Scosso dallo strepito il S. Eremita domandò chi fosse, e perché colasù salito a disturbarlo, e udendo dello sparviere, però il Signore, che non gliel facesse raggiungere, cosicché, quando colui credea colla stessa mano di prenderlo, quello volando rapidamente se gli dileguò dal guardo.

Mesto il Soldato, discendendo da sul tetto, andò per valli, e per monti affannosamente cercandone per tre dì, senza averne mai novella.

Pien di rossore in fine andò supplichevole a S. Ottone, scongiurandolo, che gliel facesse rinvenire, per così placare l'ira del Conte, che di tal smarrimento erane furosiamente corrucciato.ìì

Se ne mosse a pietà il Santo Eremita, e và, gli disse, sollecitamente al fonte chiamato di San Pietro, che ivi lo troverai a bagnarvisi, e non prima ti avrà veduto, che verrà come per l'innanzi soleva, e porsi frà le tue mani. Andò retto al disegnato luogo, riebbe il perduto sparviere, e tornò pien di riconoscenza a farne i dovuti ringraziamenti.


Fonte: Memorie di Sant'Ottone eremita, protettore della città, e diocesi di Ariano, Roma, Stamperia Salomoni, MDCCLXXX, pp. 220-1.

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